Il “redditometro” si basa sul presupposto che la disponibilità di certi beni (abitazioni, autovetture, etc.) e/o la fruizione di determinati servizi (vacanze, iscrizioni a club, etc.) generano delle spese per il loro acquisto e mantenimento (si pensi, ad esempio, al costo del carburante per l'auto). Dette spese sono quantificabili mediamente su base statistica. Attraverso l’importo di tali spese, ipotizzando che esse rappresentino solo una parte di quelle sostenute nella vita quotidiana dall'individuo, l’Agenzia delle Entrate determina l’ipotetico reddito complessivo del contribuente in base al suo tenore di vita. Tale reddito viene confrontato con quello effettivamente dichiarato. Se emerge una differenza fra il reddito dichiarato e quello “ipotetico” superiore ad una determinata percentuale, il contribuente viene sottoposto ad accertamenti.

 

Questa pagina è dedicata a fornire alcune indicazioni sull’accertamento sintetico ed, in particolare, sul “redditometro” il quale rappresenta oggi la forma di accertamento più utilizzata dagli uffici fiscali per rettificare i redditi dichiarati da privati, imprenditori e lavoratori autonomi.

Partiamo dall’inizio: che cosa si intende per accertamento tributario delle persone fisiche?

L’attuale sistema tributario si basa sul principio della ”autotassazione” per il quale ogni contribuente dichiara spontaneamente i propri redditi all’interno dei modelli di dichiarazione (Unico e 730), suddividendoli in specifiche categorie che individuano la fonte del reddito (redditi fondiari, redditi di capitale, redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi d'impresa, etc.).

La somma dei redditi dichiarati per ciascuna categoria rappresenta il reddito complessivo sulla base del quale, attraverso un complesso calcolo basato su deduzioni, detrazioni ed aliquote, si determina l'imposta dovuta sul reddito dichiarato.
A fronte di questo meccanismo spontaneo di dichiarazione dei redditi percepiti dai contribuenti è prevista la possibilità per gli uffici dell’Agenzia delle Entrate di verificare ed eventualmente di rettificare tali redditi, esercitando tutta una serie di poteri di accertamento che sono dalla Legge all'Amministrazione Finanziaria. Nell'ambito di questi poteri rientra la possibilità di esaminare le operazioni bancarie compiute dal contribuente, inviare questionari, chiedere informazioni a soggetti ed enti terzi relative al contribuente sottoposto a verifica, etc.

 

Dal punto di vista generale, sono previste due metodologie di controllo:

  • l’accertamento analitico: che comporta la rettifica dei redditi dichiarati dal contribuente in una o più specifiche categorie di reddito o il disconoscimento di deduzioni e detrazioni non spettanti, sulla base delle informazioni che l’Amministrazione Finanziaria può trarre dai dati in suo possesso;
  • l’accertamento sintetico: il quale prescinde dall’individuazione della specifica fonte che ha originato il reddito non dichiarato (ad esempio, un reddito da lavoro autonomo non fatturato) adottando un approccio “inverso” basato sulla spesa. Secondo tale metodologia il sostenimento di determinate spese o il possesso di certi beni nel corso dell’anno presuppongono che il contribuente possegga un determinato reddito “coerente” con essi.

Nel dettaglio cosa si intende per accertamento sintetico?

L’accertamento sintetico è finalizzato a determinare il reddito complessivo del contribuente seguendo due diversi approcci.

Il primo, denominato accertamento sintetico "puro", si basa sulla circostanza che il soggetto abbia sostenuto spese per importi rilevanti nel corso dell’anno (si pensi, ad esempio, all’acquisto di un immobile o di un bene di particolare valore).

Il secondo approccio, denominato redditometro, analizza invece il possesso di determinati beni (ad esempio, un immobile o un’autovettura) o la fruizione di certi servizi, i quali danno luogo a una determinata spesa per il loro mantenimento, quantificabile mediamente su base statistica.

In entrambi gli approcci, l’accertamento viene emesso dall’Agenzia delle Entrate quando viene rilevata una differenza fra il reddito dichiarato e quello calcolato in base alle spese sostenute o ai beni posseduti nel corso dell’anno superiore ad una determinata percentuale prefissata.

Come funziona quindi il “redditometro”?

Il “redditometro” si basa sul presupposto che la disponibilità di determinati beni (ad esempio: una casa, una autovettura, un collaboratore familiare, etc.) o la fruizione di certi servizi (ad esempio: una vacanza, l’iscrizione a una scuola privata, etc.) presuppongano il possesso di un determinato reddito. Nella logica del “redditometro”, infatti, la disponibilità di una casa o di un’automobile per esempio, è ricollegata al possesso di un determinato reddito necessario al loro "mantenimento".

Si presume, quindi, che tali beni generino un certo ammontare di spese nel corso dell’anno, le quali non potranno rappresentare che solo una “fetta” del reddito complessivo del contribuente. Seguendo questo ragionamento si arriva a determinare l'ipotetico reddito complessivo del soggetto. Tale reddito viene confrontato con quello effettivamente dichiarato dalc contribuente per verificarne la corrispondenza. Se dal confronto emerge una differenza rilevante l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate avvia ulteriori verifiche chiedendo chiarimenti al contribuente. Tale procedimento può arrivare all'emissione dell'avviso di accertamento.

Qual è la normativa del "redditometro" per gli avvisi di accertamento relativi ai periodi di imposta 2007 e 2008 e quella nuova applicabile a partire dal periodo d'imposta 2009?

La normativa di riferimento in materia di accertamento sintetico è stata riformata profondamente dal Decreto Legge numero 78 del 2010, il quale ha completamente riscritto l'articolo 38 del D.p.r. 600 del 1973. Le modifiche apportate sono applicabili per gli accertamenti riguardanti il periodo d'imposta 2009 e i successivi. A tale proposito si ricorda che gli uffici dell'Amministrazione Finanziaria possono accertare i redditi dichiarati dai contribuenti entro il quarto anno successivo a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione. Il 2012 rappresenta quindi l'ultimo anno utile a disposizione degli uffici dell'Erario per accertare il periodo d'imposta 2007.

Vengono esposti di seguito i presupposti per l'attivazione dell'accertamento sintetico previsti prima e dopo l'intervento del Decreto Legge numero 78 del 2010 con una tabella che riassume i beni e i servizi rilevanti ai fini del redditometro.

 

 

Periodi d'imposta 2007 e 2008 - Presupposti necessari affinchè l'ufficio possa effettuare un accertamento sintetico del reddito

  • differenza (scostamento) fra reddito dichiarato dal contribuente e reddito determinato con il redditometro pari o superiore al 25%
  • presenza dello scostamento per almeno due periodi d'imposta

 

Periodi d'imposta 2009 e successivi - Presupposto necessario affinchè l'ufficio possa effettuare un accertamento sintetico del reddito

  • differenza (scostamento) fra reddito dichiarato dal contribuente e reddito determinato con il redditometro pari al 20%

 

 

Periodi d'imposta 2007-2008 

Periodi d'imposta 2009 e successivi

Abitazioni: principale e secondarie Abitazioni: di ogni genere, inclusi canoni di locazione, utenze, ristrutturazioni, mutui
Mezzi di trasporto: autoveicoli, navi e aerei Mezzi di trasporto: di ogni genere e tipo con relative spese di mantenimento
Assicurazioni e contributi previdenziali Assicurazioni e contributi previdenziali
Collaboratori familiari Istruzione: asili, scuole, università, master, corsi di lingue, canoni di locazione per studenti
Cavalli da corsa o equitazione Tempo libero e cura della persona: iscrizione a palestre, beauty farm, viaggi, abbonamenti alla pay-tv
Altre spese significative: spese veterinarie, assegni al coniuge
Investimenti mobiliari: titoli, depositi, azioni, etc.

 

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